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"Un dibattito infuocato su Bellocchio": Calvino, Soldati e Argento all'uscita di 'I pugni in tasca'

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Dall'Archivio Calendoli della Cineteca, una breve rassegna stampa di articoli d'epoca dedicata all'acceso dibattito emerso in occasione dell'uscita del film d'esordio di Marco Bellocchio, di nuovo in sala in versione restaurata a partire da lunedì 19 ottobre, nell'ambito del progetto distributivo Il Cinema Ritrovato al cinema.


Dario Argento, Un dibattito infuocato su Bellocchio, in Paese Sera, 17 marzo 1966

"Forse uno dei più accesi, interessanti, vivaci, appassionanti dibattiti di questi ultimi tempi. […] Dalla presenza nel ruolo di presentatori di Elio Petri e Pier Paolo Pasolini, fin dall'inizio si poteva capire che questo dibattito avrebbe assunto proporzioni appassionanti e polemiche. «Anche noi, durante molti di questi dibattiti parlamentari» – ha detto Petri – «ci siamo sentiti nelle condizioni del protagonista del film di Bellocchio, abbiamo sentito fremere i nostri pugni in tasca». […] Quindi ha preso la parola Pasolini, inquadrando il film in un contesto culturale. Pasolini ha subito ricordato che il cinema va suddiviso in cinema di poesia e cinema di prosa. […] Goddard e Bernardo Bertolucci sono registi di poesia, Bellocchio realizza film di prosa, ma con sfumature nella poesia. Per definire Bellocchio ci si può riferire al neorealismo o al realismo socialista? No. Ai film alla Antonioni? No. Bellocchio rappresenta un'alternativa culturale ai dieci anni che ci hanno preceduto".


Italo Calvino, Italo Calvino sui 'Pugni in tasca', in Rinascita, 9 aprile 1966

"Nella discussione di Rinascita, il film I pugni in tasca finisce per essere preso a paradigma d'una svolta in atto nell'atmosfera intellettuale italiana. […] La novità nel quadro culturale generale è che è un'opera che sta in piedi da sola, disdegnando la pretesa di dimostrare o sostenere qualcosa, rifiutandosi alla coda del commento teorico – cosa che è diventata una necessità di cui il cinema 'con pretese' non sa più fare a meno –, paga d'avere in sé un nucleo di verità tale che ogni parola che gli si aggiunge è di troppo. La sua forza è quella delle opere basate su un'idea semplicissima, un'idea che può venire in mente a tutti ma che nessuno esprime: «Perché non buttiamo la mamma cieca giù dal ponte?», un'idea che scava la sua strada nello spettatore perché è già presente nelle cose che lo circondano, ivi compresa la sua testa; che se la sbrighi lui, poi, se è adulto o se vuole diventarlo, a fare quadrare una storia come questa con tutto il resto".


Nella galleria anche un dettaglio dell'articolo di Mario Soldati, I pugni ben piazzati del regista prodigio, in Il Giorno, 28 dicembre 1965.

L'Archivio Calendoli è disponibile per la consultazione su prenotazione.

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