Schermi e Lavagne

Viaggio

Quando eravamo in tre

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di Aidan Chambers (Fabbri, 2003)
(da 14 anni)

 

Trama

Jan ha diciassette anni. Da mesi vive in uno stato di crisi depressiva, da cui vuole uscire con le sue gambe, senza l’aiuto di nessuno. Decide che un lavoro estivo come casellante su un ponte a pagamento, solo e in un luogo lontano da tutto, è quello che ci vuole per ripartire da zero e tentare di ritrovare se stesso. Lascia la città chiedendo espressamente a genitori e fidanzata di non fargli mai visita e di rispettare il suo ritiro, patto che ovviamente, a un certo punto, verrà tradito. Al ponte conosce Tess, figlia del custode del ponte. Tra i due ragazzi nasce un rapporto basato sulla curiosità reciproca: lei è attratta dalla passione di Jan per i libri; lui dall’istintività e dalla sicurezza che la ragazza emana. Adam è il terzo personaggio chiave di questa storia. Compare all’improvviso, senza fornire informazioni precise su chi sia e da dove venga. Di lui, fino alla fine, si sa poco o nulla. In tutto e per tutto è “diverso”, quasi animale. La sua presenza è magnetica, il suo corpo di una bellezza folgorante sia per Tess che per Jan, il suo segreto impronunciabile, fino a un punto culminante e drammatico, in cui la vera storia di Adam viene a galla e sconvolge nuovamente gli equilibri.

Citazione

«Da tre mesi vivevo come un eremita. Per scelta, voglio dire, non per caso o per necessità. Volevo stare da solo, perché ne avevo fin sopra i capelli di fare quello che ci si aspettava da me, di essere quello che gli altri volevano […]. Non volevo più fare la parte del figlio, dello studente, dell’amico o, se è per questo, neanche dell’innamorato. Volevo soltanto Esistere. Ed essere me stesso.»

Commento

Chambers costruisce consapevolmente un romanzo “da camera”, quasi tutto ambientato in un luogo e con pochissimi personaggi che interagiscono tra loro. Questa riduzione degli elementi narrativi gli permette di raggiungere due esiti in particolare: un accentuazione del valore simbolico dell’ambientazione e un approfondimento psicologico dei tre protagonisti. Non è un caso, ad esempio, che Jan trovi lavoro come casellante di un ponte, in un luogo isolato e sospeso che incarna perfettamente la sua condizione interiore e che però segna anche un passaggio, quasi a voler rappresentare fisicamente una soglia tra due fasi della vita. Per il resto il romanzo vive soprattutto dei dialoghi e dei pensieri dei personaggi, credibili e vivi, ma senza alcun cedimento alla semplificazione e al giovanilismo.
Eppure non c’è alcun appesantimento: Chambers è abilissimo a dare voce agli adolescenti, a trovare ed esprimere le fondamenta di irrequietudine, timore, energia e fragilità di quell’età. Sembra quasi che l’autore voglia ammonire noi adulti: gli adolescenti, lasciati da soli alle prese con le loro scelte e le loro prospettive di futuro, si rivelano ben più seri, pensosi, colti, profondi, di quanto ci dicono le solite indagini sociologiche.

Parole chiave

Romanzo di formazione, identità, amicizia

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Intervista
Intervista ad Aidan Chambers, di Nicola Galli Laforest e Emilio Varrà ('Hamelin' n°17, La costruzione del lettore)
La verità, vi prego, sui ragazzi. Aidan Chambers, di Giorgia Grilli ('Hamelin' n°11, Contare le stelle)
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