Vampiri (e dintorni)
Vampiro uomo/vampiro donna. Dracula contro Carmilla
di Valerio Evangelisti
Dracula è, a ben vedere, l’antitesi di Cristo, dunque l’Anticristo. Se Gesù portava la luce, Dracula si manifesta solo di notte. Se Gesù schiudeva la vita eterna, Dracula promette la morte eterna – vivere per sempre, però da defunti. Se Gesù moriva sulla croce, ma faceva della croce stessa un simbolo di salvezza, Dracula odia la croce, e può essere ucciso in via definitiva solo da un altro oggetto di legno: un paletto conficcato nel cuore. L’uno dona il suo sangue, l’altro lo prende. Inoltre Dracula crea orde di schiavi, non di adepti... E potrei continuare.
Tutto diverso il discorso sulla vampira femmina, Carmilla. Nacque molto prima, nel 1872, per mano dello scrittore irlandese (unionista) Joseph Sheridan Le Fanu, di origini francesi. Questi aveva sonni agitati, probabilmente turbati da fantasie erotiche. Andava a letto tardi. Fu così che, nel dormiveglia, concepì Carmilla, vampira lesbica impegnata a rendere sua succube una giovane donna, ultima di una lunga serie di macabre conquiste. Dracula dell’altro irlandese, unionista a sua volta, Bram Stoker, apparve invece nel 1897. Fu preceduto da un racconto, L’ospite di Dracula, rimasto incompleto e pubblicato solo nel 1914. Nel racconto, quello che sarebbe diventato il vampiro più famoso del cinema e della letteratura esordiva andando a rendere omaggio al sepolcro di una donna della sua specie, la contessa Dolingen – quasi certamente la stessa Carmilla, visto che luoghi e atmosfere erano identici. La similitudine era eccessiva e Stoker, accantonato quel testo, mise mano a un romanzo tutto diverso. Carmilla, chiamata anche Mircalla, Millarca, Marcilla, non somiglia affatto al suo tetro successore. Volubile, capricciosa, piena di pregiudizi di classe (detesta i contadini), ama il sole, i prati, il sesso, sia pure abnorme. Da alcune mezze ammissioni si capisce che, se succhia il sangue, è perché obbligata dalla sua stirpe, i Karnstein. L’altro fattore che la induce a uccidere – non a fare schiavi – è una ricerca irrefrenabile del piacere.
Carmilla non è una espressione capovolta del cristianesimo: è piuttosto paganesimo, sintesi di antiche divinità femminili: da Ecate all’ebraica Lilith, passando per Diana cacciatrice (su cui fu inizialmente costruito il mito sanguinoso della stregoneria). Dracula è invece sostanzialmente un bigotto di parrocchia passato dall’altra parte, che, al cinema, si circonda di servi simili a sagrestani. Stoker lo descrive come un vecchiaccio puzzolente, capace di sedurre solo per ipnosi, brutto quanto Carmilla è bella e naturalmente seducente. La rappresentazione più fedele, sullo schermo, non si chiama Dracula, bensì Nosferatu (per questioni di diritto d’autore).
E proprio su Nosferatu, quale vampiro maschio, punta la nostra rassegna, con i film di Murnau e di Herzog. Lo ieratico Bela Lugosi, il fascinoso Christopher Lee, l’elegante Frank Langella ecc. tradivano tutti il modello, odorante di tonaca sporca e di inconfessabili perversioni. Carmilla, invece, libera tranquillamente il proprio potere attrattivo, scevra da scrupoli morali. Lo fa sin dal primo adattamento, a dir poco infedele, del racconto di Le Fanu: Vampyr di Dreyer. Continua con una serie di film della Hammer dei primi anni Settanta, incarnata da attrici bellissime: Ingrid Pitt (una polacca naturalizzata inglese che ebbe una curiosa storia, in Argentina, con la famiglia Peron), Yutte Stengaard (una ex cameriera diventata fotomodella, fino ad approdare al cinema). Nel mezzo, un film in equilibrio tra i sessi: I vampiri, di Franco Freda (1956). Anche se ha alla base la storia della contessa Bathory, gentildonna ungherese del XVII che rappresenta una delle ispirazioni fondamentali del mito dei succhiasangue. Vampiro uomo/Vampiro donna. Allo spettatore scegliere a quale mito aderire. Io ho già scelto.
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