Gialli mobili
Nella prima edizione del festival, partì un viaggio sul giallo/noir e sulla cosiddetta letteratura di genere e il suo rapporto con il grande schermo. Quest’anno, volendo ripartire a ragionare sul 'genere', abbiamo provato a scegliere quattro titoli di matrice differente, una fiaba nera, un poliziesco tout court, un noir sull’oscurità della mente, e una spy story di gran classe.
La fiaba nera è quel capolavoro che risponde al nome di La morte corre sul fiume. Tratto dal romanzo di David Grubbs, l’unico film diretto da Charles Laughton, è una strabiliante favola maligna nella quale l’essenza del Male con la “M” maiuscola, l’ambiguità, ha il volto del sinistro e “O’Conneriano” predicatore Robert Mitchum. Come ogni fiaba che si rispetti, sia pur oscura, è coi bambini che dovrà aver a che fare.
Sarà poi la volta di Un maledetto imbroglio di Germi (liberamente ispirato a Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda) che fu da lui stesso defi nito il primo poliziesco italiano. Il film compie ciò che è giusto nei confronti di un capolavoro letterario a cui si ispira, lo tradisce nella forma, ne perpetua l’essenza. Si può infatti riconoscere nelle immagini della pellicola, quel “senso lirico della vanità e del nulla” che per Pasolini caratterizzava il romanzo, la stessa “angoscia senza rimedio” di “chi, accettando le istituzioni che crede buone, è costretto ad infuriarsi senza requie contro gli istituti effettivamente cattivi”.
E proprio da questo capostipite del genere di Germi nasce l’idea di collegare questa sezione del festival con Gialli Mobili, la fortunata rassegna cittadina dedicata al poliziesco che, come ci spiega il suo ideatore (lo scrittore e sceneggiatore Matteo Bortolotti) "con il desiderio di diventare un appuntamento fisso d’incontro tra Polizia e cittadinanza su un territorio comune diverso dalla strada: la narrazione. Raccontare il crimine, raccontare la Polizia". Alla sua seconda edizione, questa rassegna incontra Le parole dello schermo e ne sarà ospite, nel mese di novembre, in un paio di appuntamenti al cinema Lumière. Avendo presente l’origine letteraria dei lavori e collegandosi ai temi affrontati quest’anno da Gialli Mobili, saranno lo stesso film di Germi (per quanto riguarda il poliziesco) e l’inquietante The Night of the Hunter (riguardo il tema della mente criminale) a mostrare come lo schermo abbia lavorato su questi temi.
Nel mese di dicembre infine, Il buio nella mente, piccolo e furibondo affresco noir chabroliano (tratto dal lavoro di Ruth Rendell) sul silente e banale arrivo di un istinto omicida nella tranquilla provincia francese, e la solida quanto elegante spy story targata Le Carrè Il sarto di Panama (di John Boorman) porteranno a compimento il nostro percorso attraverso i generi della suspense. Ci divertiremo spaventandoci, nell’eterno tentativo di scoprire perché aveva ragione John Carpenter quando sosteneva che: “people wanna get scared, but not too much…”.
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