Presentazione
Salvare l’avventura, vincere la paura
Spesso la comicità sa svelare sentimenti sociali profondi. Antonio Albanese, il comico che con la sua galleria di personaggi ha raccontato con più lucidità l’Italia dei nostri anni ha, da poco, sfornato una nuova - fastidiosa - figura, il Ministro della Paura. Dall’11 settembre le nostre vite convivono con la paura che i governi, i media, il nostro inconscio hanno nutrito. Se c’è un dato distintivo di questo inizio secolo è proprio la paura che non è più, come nel Novecento, di un nemico definito, l’avversario nel primo o nel secondo conflitto mondiale, la paura più sottile ma pur circoscritta dei rossi, durante la guerra fredda o il terrorismo, negli anni Settanta; oggi la paura investe tutto e tutti, in primo luogo l’altro, il diverso, ma poi coinvolge l’insieme di coloro che ci circondano, perfino noi stessi, come ben sappiamo ogni volta che prendiamo un aereo e ci facciamo disporre in interminabili file, per essere sottoposti ad accurati controlli, osservati come potenziali terroristi. La cultura si nutre della curiosità, di scoperte inattese, perché ci fa immaginare nuove associazioni, sentieri sconosciuti alla nostra mente, che un romanzo, una musica, uno spettacolo, un film, un incontro ci disvelano.
Il programma della quarta edizione di 'Le parole dello schermo' vuole essere un balsamo per chi è affaticato dalla cultura della paura preventiva. Per questo, nonostante un budget lillipuziano, abbiamo immaginato in primo luogo, nella tradizione della manifestazione, incontri con personalità diverse tra loro, ricche e complesse, come Manoel de Oliveira, Emir Kusturica, Nanni Moretti, Mario Monicelli, alcune anteprime, una selezione dei film tratti dal personaggio creato da Bram Stoker nel 1897, esempio di quanto cinema e letteratura si siano vicendevolmente alimentate, un convegno - ideato da Goffredo Fofi e dall’associazione Hamelin - su cosa resta, oggi, del genere che per eccellenza nutre i nostri sogni, l’avventura.
In controtendenza con il clima culturale contemporaneo, sezione centrale del festival sarà un omaggio alla Romania, la terra da cui proviene la maggior comunità migrante che risiede a Bologna, di cui conosciamo poco o nulla, se non che i film romeni mietono premi importanti nei festival cinematografi ci internazionali. Vi erano quindi buoni motivi per volgere la nostra attenzione alla Romania, anche convinti che attraverso l’analisi e l’indagine sulla loro cultura si potesse aprire uno spiraglio seppure piccolo attraverso il quale azzardare qualche ipotesi sulla situazione culturale dei paesi confinanti. Della quale peraltro apprenderemo qualcosa di più preciso dalle parole di Claudio Magris, nell’intervista che metteremo a disposizione degli scrittori e dei registi che arriveranno nella nostra città. Ma al centro della scelta della Romania vi sarà il tema della ‘diversità’, che se non è considerato (e vissuto) nel suo valore di arricchimento culturale in quanto confluenza di una pluralità di identità e di storie, scade a pericoloso fattore di divisione, generatore di ingiustificate paure e antagonismi da condannare.
Per due intere giornate scrittori e registi rumeni e italiani si confronteranno in uno scambio di propositi e convincimenti, accertando possibili coincidenze e significative differenze. Gli incontri saranno condotti e coordinati dal prof. Bruno Mazzoni, ordinario di letteratura romena all’Università di Pisa, e da Giovanna Zucconi e Bruno Gambarotta. Accanto e parallelamente al confronto tra scrittori e registi dei due paesi si svolgeranno al Cinema Lumière nutrite rassegne di film. Un’ampia retrospettiva del cinema romeno, che proporrà non solo esempi significativi della produzione cinematografica contemporanea ma anche di quella del passato, scelti, questi ultimi, da Lucian Pintilie, autore personalissimo, che da quarant’anni, con film ammirati in tutti i grandi festival del mondo, racconta con durezza, intelligenza ed ironia il suo paese.
gian luca farinelli






