La bussola dell’avventura
Capita a volte di leggere articoli e inserzioni pubblicitarie sulle ultime trovate tecnologiche legate al mondo dell’infanzia e miranti a evitare che i nostri bambini, per qualche malcapitata sciagura, si perdano: zainetti che emanano costantemente un segnale di posizione, cellulari sensibilissimi, scarpe 'intelligenti'. In questi momenti viene proprio da pensare alla 'morte dell’avventura', se non fosse che questo è un ritornello che si rinnova ciclicamente, e già Stevenson nella poesia che apre L’isola del tesoro pensa a un 'compratore esitante', poco interessato al mondo dei pirati che fu.
Certo è che non sono tempi felicissimi per l’avventura, e non si tratta solo della scomparsa di luoghi da scoprire, della perdita di un altrove nel nostro pianeta apparentemente sempre più piccolo e interconnesso, in realtà con vastissime zone in ombra o rimosse, anche dietro casa. C’è innanzitutto un’atmosfera poco incline a quella tensione e a quello slancio che sono la cellula primaria di ogni avventura. Il nostro immaginario oggi è più connotato da un senso di contrazione, di arroccamento, di paranoia: il mondo sembra una minaccia da cui difendersi più che uno spazio da esplorare, le mura – reali o metaforiche - che delimitano le nostre le case, le città o le nazioni sono confi ni protettivi e non soglie da varcare. Questo atteggiamento si riflette anche sulla dimensione del tempo, che ancora più dello spazio è elemento strutturale dell’avventura. La sua etimologia ci porta al futuro anteriore, all’istante prima dell’evento, "all’avvenimento dell’evento", come lo definisce Jankélévicth. L’avventura diventa così utile strumento per verifi care la 'salute' del nostro rapporto con il futuro e con la temporalità tutta. E scoperchia radicalmente l’ipocrisia di una società che millanta rocambolesche innovazioni, che fa del 'next' la propria parola d’ordine, ma che del futuro in realtà ha solo una gran paura.
Eppure l’avventura è tutt’altro che morta, talmente radicata con il senso stesso del vivere e la pluralità delle sue forme, che bisogna semplicemente andarla a scovare altrove: nei movimenti migratori contemporanei, nelle modalità attuali e drammatiche di confronto tra culture, nel rapporto schizofrenico, tra rimozione ed esibizione, del corpo, nello scompaginamento tra centro e periferie dei centri metropolitani, nell’urgenza delle politiche ambientali. Di questo ci siamo accorti, quando su sollecitazione di Goffredo Fofi e nel confronto con l’area gravitante attorno la rivista 'Lo straniero', abbiamo cominciato a costruire il convegno 'Le zattere della medusa'.
E sempre ogni riflessione mostrava la sua importante valenza pedagogica: l’avventura rimane una grande risorsa educativa nel dialogo con giovani e giovanissimi. Ecco che allora l’occasione dataci dalla programmazione di Le parole dello schermo e dal sostegno della Cineteca di Bologna si è ulteriormente ramificata con la proposta di rassegne cinematografiche per ragazzi, di strumenti didattici per gli insegnanti, di mappe tematiche ricche di consigli di libri, film, fumetti, videogiochi. Con la speranza che essa sia accolta per quello che deve essere: uno strumento chiave per leggere il nostro presente e per provare ad intuirne insieme i prolungamenti futuri.
a cura dell’Associazione Culturale Hamelin






