La foresta degli impiccati
La ricostruzione
I Morometi
The Paper Will Be Blue
Ryna
Pesca sportiva

Romania dreamin’

Il fenomeno 'cinema romeno'

Non una nuova scuola o un movimento, ma una Nazione che ha trovato come rileggere la propria storia recente e scavare nelle pieghe della società. Questo negli anni della crescita economica e dell’ingresso nell’Unione Europea. È il “fenomeno cinema romeno”, esploso nel 2007 con la doppia vittoria a Cannes: Palma d’oro a 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu e “Un certain regard” a California Dreamin’ – Endless di Cristian Nemescu. Segni si erano visti nel 2003: premio speciale della giuria di Locarno a Maria di Calin Netzer e della Cinéfondation di Cannes a Calatorie la oras – Un viaggio in città di Corneliu Porumboiu. La nuova generazione (nata tra il 1966 e il ’75) era apparsa nel 2001, con l’esordio di Cristi Puiu con Stuff and Dough, road movie macchina a spalla presentato a Cannes (Quinzaine des realisateurs, che nel 2002 seleziona Occident di Mungiu). Da notare che nel 2000 la Romania non aveva prodotto film.

Prima, per lo spettatore occidentale, Romania voleva dire Lucian Pintilie e Radu Mihaileanu. L’uno, autore negli anni ’60 dei fondamentali Domenica alle 6 e Ricostruzione e poi boicottato da Ceausescu, torna protagonista negli anni ‘90 con la sua capacità di raccontare il male: La Chene (1992), Un’estate indimenticabile (1994), Terminus Paradis (1998) e Niki e Flo (2003). Mihaileanu ha raggiunto il successo nel ’98 con la risata che esorcizza l’Olocausto di Train de vie. Identità e “sopravvivenza” sono gli assi portanti della sua opera, come nei recenti Ricchezza nazionale e Vai e vivrai. All’inizio c’era stato Grigore Brezeanu che nel 1912 girò il primo lungometraggio di cui si ha notizia, Indipendenta Romaniei, la cui vicenda (la pellicola fu bruciata dal produttore deluso per l’insuccesso economico) è ricostruita in Restul e tacere – Il resto è silenzio da Nae Caranfil nel 2007.

Si passa a Liviu Ciulei premiato a Cannes con Padurea spanzulatilor - La foresta degli impiccati nel 1965. Ricordati Mircea Veroiu (Sa mori ranit din dragoste de viata – Morire ferito dalla voglia di vivere), Stere Gulea (Morometii – La famiglia Moromete), Mircea Saucan (Meandri) e Mircea Daneliuc (Croaziera – La crociera, Sistemul nervos – Sistema nervoso), si arriva ai nuovi. La morte del signor Lazarescu di Cristi Puiu, premio “Un certain regard” a Cannes 2005, racconta le ultime ore di un vecchio qualunque, dal malore in casa alla ricerca di un ospedale che lo accolga. Con uno stile solo in apparenza semplice, Puiu usa la sofferenza come specchio del disinteresse e delle frustrazioni generali. Del 2006 sono tre opere simili nel tema, l’89, e diverse nello stile. Hartia va fi alabastra Paper Will Be Blue di Radu Munteanu (del quale va segnalato il bel Boogie del 2008) si svolge nella notte del 21 dicembre che precede la “rivoluzione” contro Ceausescu. Un film corale e claustrofobico, con un finale terribile solo suggerito. Commedia amarissima, A-fost sau na-fost - A est di Bucarest di Corneliu Porumboiu (Camera d’or a Cannes), ragiona sulla fine di Ceausescu. Nel sedicesimo anniversario dei fatti tre uomini si chiedono se c’è stata la rivoluzione. Si ride ma resta la sensazione di qualcosa che forse non c’è stato. In Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii – Come ho festeggiato la fi ne del mondo di Catalin Mitulescu c’è il punto di vista di un bambino. La diciassettenne Eva (Dorotheea Petre) è cacciata da scuola per aver travolto un busto di Ceausescu. Lalalilu, 7 anni, si convince che il presidente comunista sia dietro il castigo della sorella.

Così immagina di “punire” il leader del partito: il momento più bello è quando gioco e realtà si sovrappongono. Al filone iper-realista di Puiu e Munteanu appartiene 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu. È il 1987, due studentesse vivono in una residenza universitaria. Il film svia lo spettatore su false piste prima di rivelare il tema dell’aborto. La macchina a mano crea tensione, i piani sequenza con i dialoghi mai scanditi da tagli di montaggio rivelano la bravura di Anamaria Marinca (Un’altra gioventù di Coppola) e Laura Vasiliu. California Dreamin’ è ambientato nel maggio 1999, durante i bombardamenti Nato sulla Serbia. Un treno con attrezzature dell’esercito americano è bloccato dal sindaco di un villaggio: i marines si fermano tra feste e ragazze che sognano di emigrare. Nemescu possedeva senso della leggerezza e del tragico, della fantapolitica e dei dettagli. Svizzera, ma romena di nascita, è Ruxandra Zenide. In Ryna (2005) la ragazza del titolo è un’adolescente (la Petre) appassionata di motori che vive in un villaggio sul delta del Danubio. La regista gestisce la carica dirompente del personaggio e s’insinua nei meandri delle anime e del paesaggio selvaggio. Originale e fresco, visto nella soggettiva alternata dei tre personaggi principali, è Pescuit sportiv – Hooked debutto di Adrian Sitaru e presentato a Venezia alle “Giornate degli autori” 2008.

nicola falcinella