Nuovo Mercato. Intervista a Sebastiano Caceffo


"I commercianti che hanno pietà, i ragazzi che non hanno paura e una società che critica nuove forme di lotta": questo è Nuovo Mercato per come l’ha vissuto Sebastiano Caceffo, autore del documentario.

"Si tratta del primo grosso progetto nato dal collettivo di Bologna Humareels", realtà formatasi in seguito alla fusione di due gruppi di ragazzi del DAMS di Bologna, Spoon Tea Production e B Mamo Tales. "Siamo tutti videomaker, presunti tali, o comunque persone che stanno cercando di esserlo. Io ho solo tirato fuori il soggetto assieme a un altro ragazzo, l'abbiamo proposto al collettivo e così è nata il progetto di Nuovo Mercato". In 12 minuti si va alla scoperta un’esperienza esistente a Bologna da anni - all’estero viene definita del freeganism -, ovvero la pratica di recuperare cibo prossimo alla scadenza, per ridargli nuova vita sulle nostre tavole. "Questo gruppo organizzato di ragazzi si reca ogni sabato dai commercianti del Mercato delle Erbe in via Ugo Bassi, per raccogliere tutti quei prodotti che altrimenti andrebbero buttati in vista della chiusura del fine settimana. Tra i ragazzi e i commercianti si crea un vero e proprio legame, infatti li si vede arrivare con la loro cassetta a chiedere personalmente se hanno qualcosa da buttare via".

Un intento fortemente sociale muove quindi l’idea di questo cortometraggio, che chiaramente si pone in linea con l’esperienza del nuovo mercato, mantenendo però una distanza critica, quella che porta a riflettere su quanto effettivamente possa risultare sufficiente un’azione simile. Riciclo sì, ma quante contraddizioni. "Se da un lato questi ragazzi fanno una scelta etica e consapevole, dall’altro il gesto di generosità dei commercianti potrà sembrare molto bello, ma è fortemente connesso al pietismo religioso, al concetto di carità cristiana. Non hanno alle spalle la stessa cultura che porta alla critica di un certo tipo di sistema. Per non parlare appunto del sistema stesso, che si protegge da tutto ciò, attraverso norme che limitano le lotte di chi vuole combattere gli sprechi".

Il cinema diventa quindi il canale adatto per far conoscere alle persone ciò che accade al di là della porta di casa, per "smuovere le coscienze addormentate". "Io sono dell’idea che il cinema sia, più che un’arte - non mi piace molto questo termine -, un mezzo di comunicazione, un linguaggio condiviso trasversalmente. Io ho iniziato facendo finzione, poi ho capito una cosa: perché fingere quando le cose più interessanti stanno sotto i nostri occhi? Il cinema è un grande mezzo di comunicazione e di scoperta".

Nuovo Mercato è stato ospitato già da due Festival, 'DOCUNDER30' e 'Filmando a Figuralia', ottenendo un’ottima risposta dal pubblico ma anche qualche critica: "Qualcuno ci ha accusato di cavalcare l’onda dell’Expo ma in questo caso dovremmo vantarci della nostra ignoranza perché la scelta del soggetto è stata fatta con un’iniziale ingenuità. Solo dopo ci siamo resi conto di quanto il tema del cibo fosse al centro dell’attenzione oggi, e proprio per questo abbiamo deciso di seguire altre tracce che ci porteranno ad un secondo lavoro". D’altro canto vi è appunto la disponibilità di una città come Bologna, la cui attenzione a queste tematiche è sicuramente maggiore. "A Bologna si trova sempre spazio perché c’è un pubblico disponibile ad ascoltare sempre qualcosa di diverso, a vedere qualcosa di diverso e a mettersi in gioco. Se fossimo stati altrove il progetto probabilmente non sarebbe decollato: l’aiuto di società indipendenti, come MaxMan Coop, che ha messo a nostra disposizione computer sui quali andavamo a montare la notte, per non disturbare chi lavorava di giorno, è stata fondamentale".


Intervista a cura di Roberta Cristofori.