Tre passi nel cinema di di Miyazaki Hayao

25, 29 e 30 settembre
Programmazione
“La fiaba non potrebbe esercitare il suo impatto emotivo sul bambino se non fosse in primo luogo un’opera d’arte”. A scriverlo è Bruno Bettelheim, in un famoso saggio che porta un titolo fatto su misura per il cinema di Miyazaki Hayao: Il mondo incantato. Se si prova a leggere qualche trama dettagliata dei suoi film, la prima impressione è quella di un pastrocchio complicato, dove si affastellano fate, demoni, creature polimorfe dai nomi impronunciabili. Ma lo slancio più esaltante non si produce né dalla storia né dalle tematiche (benché nei suoi voli a prima vista solo onirici si possano leggere il bene e il male del mondo presente): quello di Miyazaki, infatti, è soprattutto un cinema di visioni, dove lo sguardo e la mente cementano un’alleanza interamente votata al potere dell’immaginazione. La più grande metamorfosi in gioco nei suoi film riguarda forse lo spettatore, che si tramuta in bambino dagli occhi spalancati sulle vertigini del mondo. Dice di sé: “Non faccio film con l’intenzione di inviare messaggi all’umanità. L’unico scopo che ho è mandare a casa la gente contenta”. Un intento fra i più nobili. In questa piccola rassegna presentiamo i tre film che hanno stabilito la consacrazione occidentale di Miyazaki: Principessa Mononoke, La città incantata e Il Castello Errante di Howl.
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