FORZA MAGGIORE

(Francia, Svezia, Norvegia, Danimarca/2014) di Ruben Östlund (118')

Regia e sceneggiatura: Ruben Östlund. Fotografia: Fredrik Wenzel. Montaggio: Ruben Östlund, Jacob Secher Schulsinger. Scenografia: Josefin Åsberg. Musica: Ola Fløttum. Interpreti: Johannes Bah Kuhnke (Tomas), Lisa Loven Kongsli (Ebba), Clara Wettergren (Vera), Vincent Wettergren (Harry), Kristofer Hivju (Mats), Fanni Metelius (Fanni). Produzione: Erik Hemmendorff, Marie Kjellson, Philippe Bober per Plattform Produktion AB, Parisienne, Coproduction Office ApS, Motlys. Durata: 118'

Alle ore 21.00, precede la proiezione una conversazione tra Mario Nanni (Viabizzuno)
e Gian Luca Farinelli

Serata promossa da Viabizzuno

 

Il film trae origine da una domanda che mi ha affascinato a lungo: come reagiscono gli esseri umani in situazioni improvvise e inaspettate come una catastrofe? Il film racconta di una famiglia in vacanza che rischia di essere travolta da una valanga e il padre, Tomas, scappa via in preda al terrore. Quando è tutto finito, deve convivere con la vergogna di essersi abbandonato a un istinto primario, quello della paura. Ho fatto ricerche su altre storie vere simili a questa e ho scoperto che mentre secondo i canoni della società in cui viviamo, gli uomini dovrebbero proteggere le loro donne e loro famiglie, in realtà, in queste situazioni, sembra siano proprio gli uomini a reagire più spesso con la fuga. Forza maggiore è in qualche misura l'opposto di un film hollywoodiano. Qui di solito c'è una famiglia che vive in pace; all'improvviso arriva una minaccia esterna e il padre deve usare la violenza come difesa (non vorrebbe, ma è costretto a farlo). Una volta fatti fuori i cattivi, la famiglia può tornare a vivere in pace. Questo arco narrativo rappresenta un modo ideologico di guardare alla vita e alla società. Io sono invece interessato a una situazione in cui possiamo capire che stiamo facendo la cosa sbagliata. Tomas vive un dilemma, perché è duro ammettere di aver fatto quello che ha fatto, ma è duro anche continuare a mentire.

(Ruben Östlund)


Östlund è al suo terzo lungometraggio e viene dal documentario sciistico - strana specialità messa a frutto magnificamente in un film tutto sulla neve e con un solo ‘effetto speciale' quasi all'inizio, che però è alla base della narrazione. Soprattutto è svedese e si presenta come uno dei pochi eredi dell'insegnamento di Ingmar Bergman, il più grande tra i registi di quella cultura, del Bergman che più crudamente ha voluto mettere a nudo le pulsioni profonde degli uomini del Novecento, ancora comprensibili agli uomini di oggi nonostante la mutazione in corso. Sotto la patina della civiltà, un egoismo primordiale, istintivo, che si esprime qui nella viltà del maschio e nella dedizione ai figli della femmina. [...] La progressione di questa crisi è raccontata con una precisione psicologica e narrativa memore delle analisi spietate e dolorose di tanti film di Bergman, ma con in più e di diverso l'ambientazione, quell'indifferente natura su cui Bergman infine sorvolava per la sua volontà di un maggiore, a volte quasi insostenibile, scavo nella tragedia, banale e priva di ogni grandiosità, che può nascondersi in ogni tentativo di un rapporto tra le persone, e nel confronto di ciascuno con la propria natura, con il male (non solo in una visione ‘da nordici e protestanti') che si annida in ciascuno e che rende così problematico l'incontro autentico con l'altro. Östlund non ci appare così pessimista sull'uomo come infine era Bergman, i suoi scavi nella pochezza del protagonista (e sulla pochezza morale degli uomini rispetto a quella delle donne) sono meno radicali, attenuati da una volontà di comunicazione e di messaggio (di spiegazione, di fluidità narrativa, di coinvolgimento degli spettatori) [...]. In definitiva, Östlund cerca di salvare il salvabile sapendo quanto sono comuni la precarietà e la fragilità delle nostre esistenze, e riaffermando una qualche fiducia nell'uomo (e soprattutto nella donna) in un'ambigua soluzione che però riafferma il gruppo (l'umanità, l'incertezza e debolezza di cui tutti partecipiamo, la comunanza della sorte) e la famiglia (il nucleo essenziale, la tana protettiva) come delicate necessità.

(Goffredo Fofi)

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'evento è parte di: Sotto le stelle del cinema 2017

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